L’inquinamento e l’importanza del riciclo fai da te

L’aria che respiriamo è inquinata, moltissimi disturbi e malattie vengono aggravate se non causate dal forte inquinamento atmosferico che caratterizza la nostra epoca; questo è ciò che sappiamo, ciò che sentiamo continuamente dire e che leggiamo sovente un po’ ovunque, ma cosa conosciamo davvero della reale situazione e delle reali condizione dell’aria? Sfatiamo qualche mito e cerchiamo di comprendere alcune verità essenziali. La triste realtà Iniziamo subito col dire che, al contrario di quanto molte persone anche influenti sostengono, l’inquinamento atmosferico è una realtà dimostrata, esiste e va combattuta. Questo problema è forse tra i flagelli più grandi dell’epoca contemporanea

L’aria che respiriamo è inquinata, moltissimi disturbi e malattie vengono aggravate se non causate dal forte inquinamento atmosferico che caratterizza la nostra epoca; questo è ciò che sappiamo, ciò che sentiamo continuamente dire e che leggiamo sovente un po’ ovunque, ma cosa conosciamo davvero della reale situazione e delle reali condizione dell’aria? Sfatiamo qualche mito e cerchiamo di comprendere alcune verità essenziali.

La triste realtà

Iniziamo subito col dire che, al contrario di quanto molte persone anche influenti sostengono, l’inquinamento atmosferico è una realtà dimostrata, esiste e va combattuta. Questo problema è forse tra i flagelli più grandi dell’epoca contemporanea e postcontemporanea, il più evidente e disastroso danno della società industriale e del benessere. Tutte le politiche che molti paesi hanno adottato e continuano adottare per migliorare la qualità dell’aria, e gli obiettivi che si prefiggono – per esempio la Danimarca, che vuole rendere Copenhagen la prima capitale al mondo a emissioni zero entro il 2025 – sono ottime idee che vanno e devono essere perseguite.

Anche in questo sito in diversi articoli abbiamo parlato di inquinamento, nelle sue diverse sfaccettature. Concentrandoci per lo più nel riutilizzo di oggetti quotidiani fatti per lo più in plastica, si è parlato più volte di inquinamento dei mari e del suolo più che di quello atmosferico ma per esempio quando abbiamo parlato delle bombolette spray si è detto che spesso le sostanze chimiche contenute al loro interno – specie per quanto riguarda gli insetticidi, ma anche alcuni deodoranti – possono rivelarsi letali o comunque molto pericolose per determinati organismi.

Quindi ben vengano le politiche a favore della riduzione dei gas inquinanti, del traffico e di qualsiasi fenomeno possa influire negativamente sul delicato equilibrio dell’atmosfera terrestre.

L’importanza del Fai Da Te

E qui entra in gioco l’importanza del riciclo, del fai da te rivolto al riutilizzo di qualcosa che altrimenti butteremmo. Abbiamo già parlato dell’inquinamento del suolo, degli enormi valori volumetrici di plastica disseminata ovunque nel globo e che ha addirittura creato degli interi continenti di plastica che possono raggiungere quasi le dimensioni degli Stati Uniti d’America. Tutta questa plastica ovviamente non è solo inquinamento del suolo, ma diviene nel breve tempo anche inquinamento atmosferico. Il motivo è presto detto.

Quando viene lasciata al sole, alle intemperie tipiche della Terra, gli sbalzi di temperatura, la pioggia, in alcuni casi la neve, il vento, anche la plastica inizia il suo processo di decomposizione, procedimento che accomuna qualsiasi cosa nel nostro universo. Tuttavia per quanto riguarda la plastica ci sono delle complicazioni: in questo materiale il processo è molto più lento rispetto agli oggetti naturali (se così vogliamo chiamarli); in questo processo, rilascia nell’aria sostanze tossiche, non propriamente accettabili che quindi vanno ad unirsi ai già pesanti effetti delle emissioni delle automobili, del riscaldamento, delle industrie e via dicendo.

Ecco perché è importante allenare la mente a creare, a vedere sempre più di un utilizzo in quello che compriamo e a tenercelo. La nostra società ci ha abituati a buttare tutto appena vediamo che si danneggia o si rovina, o non serve più. Ma più volte in questo sito abbiamo dimostrato che quanto compriamo ci può durare tantissimi anni, pur in utilizzi diversi rispetto a quello per cui sono stati progettati.

Attenzione alle fake news

Tuttavia, a volte anche per buone cause vengono dette notizie che non corrispondono sempre al vero.

Tutti noi veniamo a conoscenza di moltissime notizie ogni giorno, è sufficiente aprire internet, o semplicemente facebook, e non serve più nemmeno acquistare il quotidiano; ma quando si tratta di comprendere realmente informazioni relative a tematiche scientifiche la situazione si complica parecchio.

Sappiamo che l’aria che respiriamo è inquinata, e conosciamo almeno le cause principali di tale inquinamento, ma sono molti gli aspetti scientifici, sociali e storici che influiscono sul reale andamento del fenomeno.

Insomma, a proposito di inquinamento dell’aria è necessario tenere presenti almeno 5 aspetti; vediamo quali.

1.

L’aria è meno inquinata oggi che alcuni decenni fa; ebbene si, oggi con l’avvento delle caldaie a condensazione, l’avanzamento delle tecnologie per la produzione industriale e la nascita delle vetture a ridotto impatto ambientale, l’inquinamento nell’aria è in deciso calo.

2.

Negli ultimi anni si è assistito al passaggio dalle stufe a metano o Gpl a quelle a pellet; questo, che agli occhi di molti potrebbe sembrare positivo per l’ambiente, è in realtà un passo verso un maggiore inquinamento dell’aria; le palline di legna, infatti, sono un ottimo combustibile e molto meno costoso, e anche a minore emissione di CO2, ma quello che pochi sanno è che i pellet sono ad altissimo impatto di emissioni di Pm10.

Per chiarire le idee sui reali effetti della combustione dei pellet, diciamo soltanto che una singola stufa a pellet, nella peggiore delle ipotesi, ovvero se di qualità mediocre e con scarsa manutenzione e se alimentata con combustibili non selezionati, emette polveri fini in quantità pari a quelle emesse da oltre cento caldaie a metano ad alta efficienza.

3.

La principale causa dell’inquinamento dell’aria è rappresentata da agricoltura e allevamento; proprio ciò che dovrebbe essere naturale è invece la principale causa delle pericolosissime emissioni di Pm10. Gli allevamenti intensivi, il letame ivi prodotto e i concimi chimici rappresentano, infatti, una parte importante dell’inquinamento dell’aria.

4.

Blocchi del traffico, targhe alterne, limitazioni orarie, tutte queste manovre sono completamente inutili ai fini di abbassare i livelli di Pm10 dell’aria; l’unica reale soluzione è rappresentata dalle piogge e dai venti.

Nella pianura padana, ad esempio, caratterizzata da assenza di venti e scarse precipitazioni invernali, l’aria, nelle belle giornate, sarebbe molto inquinata anche se si spegnessero tutte le fabbriche, le caldaie, i camini e le automobili.

5.

Parliamo delle grandi metropoli italiane, specialmente quelle del nord che, da stereotipo, sembrano essere quelle più inquinate. Milano, Torino, Genova, Venezia effettivamente risentono molto più di altre metropoli d’Italia dell’inquinamento atmosferico, ma se da una parte abbiamo visto che il motivo è anche geologico e dovuto alla minore presenza di vento nella pianura padana, c’è anche un altro mito da sfatare.

In queste metropoli delle polveri sottili, circa il 35% nasce nelle metropoli stesse. Tutto il resto viene inglobato dalla città per importazione dal suo hinterland, dove spesso ci sono meno politiche volte al miglioramento dell’aria e dove soprattutto c’è scarsezza di mezzi pubblici che rende quasi obbligatorio l’utilizzo dell’automobile per muoversi (è infatti sul potenziamento dei mezzi pubblici nelle province che si dovrebbe puntare!).

6.

A proposito di automobili, meglio usarle in autostrada o superstrada perché consumano e inquinano molto di meno. Le emissioni dei veicoli, infatti, aumentano se l’auto va lenta, o se rimane in folle a motore acceso (ecco perché nasce lo Start&Stop). Al contrario, nelle “libere” strade extraurbane la velocità rimane alta e costante, il traffico è scorrevole e quindi il consumo è lineare e conservativo.

Insomma, abbiamo visto che il problema c’è ma che molto spesso i dati riportati sono falsi, e il rischio non solo è quello di creare dell’inutile allarmismo – che tanto poi viene sempre scoperto con conseguenze negative – ma anche e soprattutto quello di allontanare le persone da questo tema. Esse infatti, vedendo sempre più notizie false sono portate a pensare che il problema sia molto meno grave di quanto sembri, e quindi non impegnarsi nel loro piccolo, per esempio con il faidate. Quindi: sì alla sensibilizzazione, no al falso!

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